Le informazioni in mio possesso indicavano che buona parte del fiume era navigabile sino ai piedi della Cordigliera. Non è così, naturalmente. Risaliamo il fiume su un barcone dalla chiglia piatta spinto da un motore diesel che lotta con asmatica ostinazione contro la corrente.
(Alvaro Mutis-La Neve dell'Ammiraglio).
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E' necessario che vi dica che questo sito non rappresenta una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E anche che pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Diciamolo vah, visti i tempi che corrono...
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Suonano con tutto il corpo, i muscisti di strada, piegandosi come fuscelli al vento delle loro melodie. Regalano note per passi veloci e distratti, quasi a voler ricordare alla gente che la vita è danza: un tango per l'amore, un valzer per il tempo che passa, un jazz per la fantasia, una ballata per la malinconia.
Le corde dei violini e delle chitarre fanno vibrare l'aria, le fisarmoniche e gli organetti l'addolciscono e negli ottoni dei fiati puoi addirittura vedere il mondo capovolto.
Ho sempre con me una monetina da buttare nella custodia del loro strumento o nel loro cappello, per ringraziare questi artisti senza gloria di colorarmi la strada mentre cammino.
So poco o niente di questa giovane israeliana nata a Parigi ma la sua musica ben si sposa alle coste bretoni. O almeno così mi è parso nell'ascoltare le sue canzoni alla radio mentre percorrevo la strada a picco sul mare, lungo la scogliera rossa: la campagna gialla da una parte e dall'altra un salto di decine di metri per raggiungere l'oceano blu cobalto.
E' amore impetuoso tra Terra e Oceano, quello che si consuma sulle coste bretoni: mentre lui la tormenta con le sue onde, lei gli resiste facendogli barriera. Lui si infrange e si trasforma in impalpabile vapore salato e lei gli si aggrappa con le sue sporgenze rocciose a creare tanti anfratti dove lui piò meglio insiniuarsi ed invaderla. Un'eterna, infinita lotta tra Terra e Oceano, sensuale quanto la voce e la musica di Yael Naim. E come la salsedine trasportata dal vento, la muisca di Yael ti rimane addosso.
A me la sua musica è rimasta addosso, per via delle melodie capaci di farmi sentire gabbiano e scanbiare la velocità della macchina per volo radente nel piatto orizzone, mentre l'asprezza dell'israeliano mi stuzzicava la voglia di planare dopo un grande salto oltre la scogliera, verso l'oceano, per lasciarmi travolgere dal loro amore eterno e fragoroso.
I francesi conoscono Yael Naim da un anno e la sanno apprezzare. Noi la stiamo scoprendo solo adesso. E non fa niente se sarà una pubblicità a renderla probabilmente famosa anche qui, perchè anche New Soul è una bella canzone.
Devo anche parlare della musica dei francesi. O meglio: certa musica dei francesi.
Per ora lascio come assaggio una canzone dei Blur, rivista dai Louise Attaque (spesso colonna sonora di questo blog) e Dionysos... grandiosa!
Eccomi di ritorno.
Per ora lascio qui la colonna sonora dei miei chilometri tra Loira e Bretagna. Per il resto, come al solito, ho bisogno di un po' più di tempo...
Se facessi il gioco del "se fosse" e dovessi indentificarmi in una musica, credo che risponderei: una canzone dei Beiurt. Qualunque essa sia. Precisare un titolo, dipende molto dal momento.
Incredibile come nella voce di Zack Condon (un vero genio di soli vent'anni), ritrovo le mie strane malinconie. Malinconie di quelle buone in cui è piacevole crogiolarsi perchè non fanno male al cuore e non tologono il sorriso sulle labbra ma scaldano e mi fanno capire quanto sono stata fortunata nella vita, nel bene e nel male.
Negli archi invece intravedo il mio modo sognante di vedere il mondo e di cercare il bello in ogni cosa, anche in una crepa di un muro scrostato. Nei fiati poi ritrovo tutta la mia arte di sopravvivere, tra guizzi d'allegria, paure e tanta autoironia, mentre la fisarmonica e le percussioni amplificano il senso o necessità di "strada" da percorrere come dei satimbanco, senza rancori e guardando sempre avanti. Magari prendendo un po' da Gelsomina, un po' da Zampanò e un po' da Charlot.
E il senso di strada è anche nelle melodie, che adoro e che richiamano luoghi visti e che vorrei vedere. Ci sono le orchestre balcaniche alla Bregovic, il mediterraneo, fin giù nel medio oriente e perchè no anche un po' in oriente. Poi c'è l'Inghilterra di Morrisey, il cantante degli Smith, e il folck americano.
Insomma: ascoltare i Beiurt è un po' come guardarmi allo specchio e siccome identificarmi in una canzone precisa dipede molto dal momento, oggi se fossi una loro canzone, sarei Nantes (in questa versione)
Ritorno sul "ON AIR" di domenica scorsa, perchè Asa merita anche qualche parolina.
E' stato infatti amore al primo ascolto, non solo perchè la canzone Fire on the mountain -sentita per radio- intrappola i fianchi nel ritmo, facendoli muovere qualunque altra cosa tu stia facendo. Io, per esmpio stavo preparando la colazione, sabato mattina, e mi sono trovata ad avvitare la macchinetta del caffè inconsapevolmente a passo di danza. Un bel modo per iniziare la giornata.
Ho cercato quindi il ritornello su google e ho trovato il testo della canzone, tutt'altro che scemo. Parla della nostra indifferenza, con legerezza e senza cedere alla facile retorica.
Ho dunque approfondito con nuove chiavi di ricerca, scoprendo così questa fantastica cantante nigerina di soli 25 anni ma con un bagaglio di culture ed esperienze notevoli. Fresca, leggera ed impegnata, Asa. Minuta ma con una voce potente, capace di farti sentire le dimensioni dell'Africa. Come nei suoi ritmi, scoperti dopo l'acquisto del suo ciddì, che rivelano la sua formazione artistica di tutto rispetto. E poi nelle sue melodie è bello sentirla saltare dall'inglese al nigeriano, quasi a condurti per mano nella sua terra.
Il ciddì è assolutamente da avere. Un piccolo assaggio, se occorresse convincere qualcuno, lo trovate nell'On air di domenica 18 novembre.
Ma anche qui, con la bellissima Bibenke:
O qui in un filmato live di Jailer:
ON AIR
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